Cerca su ATIS
Menu

Subacqueo tecnico o collezionista di brevetti? La differenza è nel metodo

L’essenza del profondo: oltre il bibombola, verso la consapevolezza

Molti subacquei guardano alla subacquea tecnica come a una “corazza” di metallo e fruste. Spesso mi sento chiedere: “Alberto, devo per forza comprare un bibombola per definirmi un tecnico?” oppure “Ho preso la specialità deep a 50 metri, quindi sono un subacqueo tecnico, giusto?”.

La realtà è più profonda di una quota su un profondimetro. La differenza tra un subacqueo ricreativo e un tecnico non risiede nel colore del brevetto, ma nella gestione del rischio e nella filosofia della consapevolezza. Come esploro nel mio libro psicologia subacquea e leadership [Corso integrato di psicologia subacquea], la sicurezza non è un accessorio che si indossa, ma uno stato mentale che si coltiva. Molti subacquei guardano alla subacquea tecnica come a una ‘corazza’ di metallo e fruste, sottovalutando spesso l’importanza della psicologia subacquea e leadership nel gestire l’ambiente profondo

Subacqueo tecnico in assetto hogarthiano durante un'immersione profonda nel blu."

1. Il confine fisiologico: il “tetto” invisibile

Nell’immersione ricreativa, la superficie è la nostra via di fuga costante. Se sorge un problema, la risalita diretta (pur con cautela) è un’opzione. Nella subacquea tecnica, la superficie scompare. Diventa un tetto invisibile fatto di azoto e tempo: la decompressione.

Scendere a 50 metri con un monobombola e un solo erogatore non ti rende un “tecnico”; ti rende un subacqueo ricreativo che sta sfidando la statistica. La matematica non mente. Se calcoliamo il gas necessario G_nec (Gas necessario) con la formula:

A 50 metri (a 6 bar), un subacqueo sotto stress che consuma 30 l /min brucia 180 litri al minuto. Una bombola da 15 litri si svuota in un battito di ciglia, senza lasciare margine per gestire un guasto o completare le tappe deco. Il tecnico non usa il bibombola per estetica, ma per l’isolamento: se un erogatore fallisce, può chiudere il collettore e salvare il gas rimanente. È una scelta di sopravvivenza, analizzata sotto il profilo della gestione dello stress in [Psicologia subacquea avanzata].

2. Il collezionista di brevetti vs. il subacqueo tecnico

Proprio l’altro giorno, un subacqueo che ha girato il mondo accumulando brevetti mi ha chiesto di guidarlo in una serie di immersioni tecniche. Non possedeva attrezzatura propria: “Noleggio tutto sul posto, cambio ogni volta”, mi ha detto con orgoglio.

La mia risposta è stata un “no” deciso. Gli ho spiegato che non è un subacqueo tecnico, ma un collezionista di brevetti.

Nella subacquea tecnica, l’attrezzatura è un’estensione del tuo corpo e della tua mente. Cambiare configurazione a ogni tuffo significa resettare la memoria muscolare. In caso di emergenza a 50 metri, al buio o nel fango, non puoi permetterti di cercare un rubinetto o un moschettone che “stavolta è messo lì”. Un vero tecnico affina la sua configurazione fino a renderla parte di sé, intraprendendo quel percorso interiore che descrivo in [Io sono subacqueo – Un viaggio nel silenzio blu].

3. La filosofia hogarthiana: il minimalismo come disciplina

Perché molti di noi scelgono il sistema hogarthiano (o DIR)? Perché la complessità è il nemico della sicurezza.

  • Il lungo primario (long hose): doni l’erogatore che hai in bocca (che sai per certo che funziona) e hai 2 metri di frusta per gestire la risalita con il compagno in totale controllo.

  • Geometria pulita: niente fruste che pendono, niente “fronzoli”. Ogni elemento ha un posto univoco.

  • Riduzione del carico cognitivo: meno distrazioni significa più spazio per la consapevolezza dell’ambiente e del team.

4. Perché diciamo di “no”: la leadership trasformativa e al Subacqueo Tecnico

Come istruttori e guide, il nostro compito non è vendere plastica o assecondare l’ego dei clienti. Diciamo di “no” ai facili brevetti perché rispettiamo il mare e, soprattutto, rispettiamo la vita del subacqueo.

Un brevetto preso in un weekend non sostituisce l’addestramento rigoroso. Nel mio lavoro sulla leadership, in particolare nei volumi [Il manifesto del leader sott’acqua] e [Il leader sott’acqua – Da istruttore tecnico a leader trasformativo], sottolineo come il vero istruttore sia colui che sa dire di no per proteggere la crescita dell’allievo. Dire di no significa insegnare che la vera libertà sott’acqua non deriva da una tessera nel portafoglio, ma dalla capacità di gestire se stessi nel silenzio blu.

🗨️ Spunti di discussione (parliamone nei commenti)

Questo articolo vuole essere l’inizio di un confronto onesto tra professionisti e appassionati. Ecco alcuni punti su cui mi piacerebbe conoscere la vostra opinione:

  1. Brevetti o esperienza? È ancora sensato parlare di “abilitazione alla profondità” senza un addestramento specifico sulla ridondanza dell’attrezzatura?

  2. Il mito del noleggio: può un subacqueo definirsi “tecnico” se non possiede e non manutiene la propria configurazione abituale?

  3. La didattica “fast”: stiamo rendendo la subacquea troppo commerciale a discapito della sicurezza psicologica e tecnica?

  4. Hogarthiano vs standard: il minimalismo è davvero per tutti o è diventato un dogma eccessivo?

E tu, sei un subacqueo tecnico o un collezionista di brevetti? Ti aspetto nei commenti.

Altri Articoli

Privacy

Titolare del trattamento
Titolare del trattamento è ATIS DIVING per la protezione dei dati personali, con sede in Via Gardesana, 70 – 37012 Bussolengo (VR) (Email: info@atisdiving.it, telefono +39 3482383770).

Responsabile trattamento dei dati
Il Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) è raggiungibile al seguente indirizzo: ATIS Diving Club – Via Gardesana, 70 – 37012 Bussolengo (VR) – Email: info@atisdiving.it – Telefono: +39 348 2383770.

Tipologia trattamento dei dati
- Dati di navigazione
- Dati comunicati dall'utente
- Cookie e sistemi di tracciamento